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sabato 15 marzo 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA RICCHEZZA LUSSO
ECONOMIA TEOLOGIA RELIGIONE FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
ECONOMIA DI CONDIVISIONE – ECONOMIA DI SERVIZIO
IN CHE RAPPORTO STANNO L’ECONOMIA DELLA CONDIVISIONE CON L’ECONOMIA DI SERVIZIO?


Kumarappa fa delle ricerche nell’ambito dei villaggi e scrive:
(1)   L’economia di servizio è la forma più elevata di economia in natura, molto evidente nel rapporto fra i cuccioli e i loro genitori. 
La madre va a trovare il cibo ai figli e li difende, come può, dai nemici esterni a rischio della vita. 
A causa del suo amore materno, agisce disinteressatamente. Questo atteggiamento prefigura l’economia nonviolenta dove prevale l’altruismo sull’egoismo personale.
(2)   Esempio tipico: un attivista sociale. 
Egli è motivato dal bene degli altri anche a discapito del proprio interesse. 
Il senso del dovere prevale sul diritto proprio che non viene invocato.
(3)   Tutto si basa sull’amore e dal desiderio di servire senza ricompensa.  
Questo proietta il contesto alla non violenza e pace; ecco che siamo in un contesto economico permanente (bassa conflittualità ed equità economica).
Da queste considerazioni emerge che l’economia egoistica è fonte di conflittualità e proietta la collettività nella sperequazione economica ed a una instabilità economica.
IL PROGETTO DELL’ECONOMIA CONDIVISA MIRA A DARE STABILITA’ AL BENESSERE ECONOMICO.

QUESTO E’ POSSIBILE SE SI CREANO ATTIVITA’ PRODUTTIVE ADEGUATE CON LA PARTECIPAZIONE DI TUTTI GLI INTERESSATI.

sabato 1 febbraio 2014

L’ECONOMIA CONDIVISA– L’ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA.

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA – LUSSO
ECONOMIA – TEOLOGIA – RELIGIONE – FEDE
CONDIVISIONE BIBLICA
PROCESSO CULTURALE SULL’ECONOMIA CONDIVISA
ECONOMIA DI CONDIVISIONE – ECONOMIA DI SERVIZIO
IN CHE RAPPORTO STANNO L’ECONOMIA DELLA CONDIVISIONE CON L’ECONOMIA DI SERVIZIO?

 Kumarappa fa delle ricerche nell’ambito dei villaggi e scrive:
1.      L’economia di servizio è la forma più elevata di economia in natura, molto evidente nel rapporto fra i cuccioli e i loro genitori. 
La madre va a trovare il cibo ai figli e li difende, come può, dai nemici esterni a rischio della vita.
2.      A causa del suo amore materno, agisce disinteressatamente. Questo atteggiamento prefigura l’economia nonviolenta dove prevale l’altruismo sull’egoismo personale.
3.      Esempio tipico: un attivista sociale.
4.      Egli è motivato dal bene degli altri anche a discapito del proprio interesse.
5.      Il senso del dovere prevale sul diritto proprio che non viene invocato.
6.      Tutto si basa sull’amore e dal desiderio di servire senza ricompensa.
7.      Questo proietta il contesto alla non violenza e pace; ecco che siamo in un contesto economico permanente (bassa conflittualità ed equità economica).
Da queste considerazioni emerge che l’economia egoistica è fonte di conflittualità e proietta la collettività nella sperequazione economica ed a una instabilità economica.
IL PROGETTO DELL’ECONOMIA CONDIVISA MIRA A DARE STABILITA’ AL BENESSERE ECONOMICO.

QUESTO E’ POSSIBILE SE SI CREANO ATTIVITA’ PRODUTTIVE ADEGUATE CON LA PARTECIPAZIONE DI TUTTI GLI INTERESSATI.

martedì 16 luglio 2013

L'ECONOMIA CONDIVISA - L'ECONOMIA CRISTIANA - BIBLICA

MISERIA - POVERTA’ – RICCHEZZA



Il benessere per tutti potrebbe sembrare cosa impossibile se non utopistico e teorico che nulla hanno a che fare con la realtà delle cose, tutto dipende da come viene concepita l’economia; una economia centralizzata in se crea un conflitto che è il frutto della disparità del potere economico dei vari  soggetti.
L’industria ha bisogno delle materie prime per poter produrre i vari oggetti, i poteri forti cercano di appropriarsi con ogni mezzo per imporsi nel contesto di una economia di mercato.
L’accaparramento, spesso, avviene con mezzi violenti e distruttivi, guerre fra i popoli giustificate da motivazioni umanitarie, ma di umanitario non c’è nulla.
Tutte le centralizzazioni sono potenziali focolai di conflitti umani perché determinano una non perequazione economica; i conflitti determinano ricchezza, povertà e miseria.
La ricchezza viene concentrata in un ristretto numero di persone, mentre le masse versano nella povertà e miseria.
La condivisione, e quindi il bene comune, non si può avere se non con una trasformazione del concetto dell’economia.
Il mondo cristiano non può non avere alla base la condivisione per il bene comune altrimenti si è cristiani di facciata e non autentici seguaci di Cristo.

Ci vuole un cambiamento radicale e profondo nel cuore dell’uomo per poter pensare ad un futuro di pace e di benessere per tutti.

giovedì 20 giugno 2013

ECONOMIA DI CONDIVISIONE - ECONOMIA DI SERVIZIO

IN CHE RAPPORTO STANNO L’ECONOMIA DELLA CONDIVISIONE CON L’ECONOMIA DI SERVIZIO?

Kumarappa fa delle ricerche nell’ambito dei villaggi e scrive:

(1)    L’economia di servizio è la forma più elevata di economia in natura, molto evidente nel rapporto fra i cuccioli e i loro genitori. La madre va a trovare il cibo ai figli e li difende, come può, dai nemici esterni a rischio della vita. A causa del suo amore materno, agisce disinteressatamente. In questo atteggiamento si prefigura l’economia nonviolenta dove prevale l’altruismo sull’egoismo personale.

(2)            Esempio tipico: un attivista sociale. Egli è motivato dal bene degli altri anche a discapito del proprio interesse. Il senso del dovere prevale sul diritto proprio che non viene invocato.
(3)            Tutto si basa sull’amore e dal desiderio di servire senza ricompensa.  Questo proietta il contesto alla non violenza e alla pace; ecco che siamo in un contesto economico permanente (bassa conflittualità ed equità economica).
Da queste considerazioni emerge che l’economia egoistica è fonte di conflittualità e proietta la collettività nella sperequazione ed instabilità economica.
IL PROGETTO DELL’ECONOMIA CONDIVISA MIRA A DARE STABILITA’ AL BENESSERE ECONOMICO.

QUESTO E’ POSSIBILE SE SI CREANO ATTIVITA’ PRODUTTIVE ADEGUATE CON LA PARTECIPAZIONE DI TUTTI GLI INTERESSATI.